lunedì 19 aprile 2010

PAGANITAS

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NATURALITER PAGANI

La Struttura spirituale e psichica d’ogni Europeo che sia davvero tale, anche dopo duemila anni di suggestione, perversione, ed oppressione ebraica, giudeo cristiana, ed islamica, è rimasta “naturaliter pagana”. L’eresia ebraica ed essenico-ebionita, detta cristianesimo, dilagando come un virus mutageno nelle due grandi aree culturali e spirituali dell’Antica Europa: l’Ellenico-Romana, e
la Celtico-Germanica, ha modificato opportunisticamente il proprio radicale monoteismo, dandosi le sembianze esteriori di un più facilmente accettabile Politeismo Isiaco, ripreso dall’Egitto e focalizzato sul culto di Tre identità divine distinte: il Dio Padre Osiride, il Dio Figlio, Horus, e Lo Spirito Santo o Dea Madre, Iside, divenuta poi il vero centro di un culto Ecclesiale che sarebbe bene, ormai, non definire più Cristiano, bensì Mariano.

Il Giudeo cristianesimo, installatosi in Europa ha trasgredito a parecchi divieti ebraici che sono invece rimasti intatti nell’Islam, ultimo prodotto della conversione araba al giudaismo mosaico: la venerazione delle immagini, l’obbligo della circoncisione, e le pesanti restrizioni alimentari. Per distinguersi dai suoi parenti stretti, e da una somiglianza fin troppo evidente, il Cristianesimo ha promosso fra i Goijm o “Gentili” il Culto delle Icone ed una ritualità “Cattolica” plagiata da quella Ecumenica ellenico romana.

Il Paganesimo è riapparso allora nei propri Archetipi fondamentali, dando origine a fenomeni ed a caratteri geniali, che hanno prodotto stagioni Artistiche di fioritura ariana: Il Rinascimento Europeo, il Neoclassicismo, la Poesia Erotica, la letteratura delle Saghe epico cavalleresche.Gli Dei sono tornati in azione, a dimostrare, con estrema evidenza, che l’Anima e lo Spirito degli Europei non sono mai stati legati al Destino od alla Memoria del Patto Abramitico, o di quello Mosaico, con il Dio tribale degli ebrei: Jahvé. Gli Ariani sono semmai stati asserviti, per mezzo di una Religione aliena ed alienante, agli scopi del popolo ebraico; che si crede il Messia ed il padrone dell’intera umanità.

Fortunatamente sopravissuta all’olocausto dei propri filosofi, degli artisti, e dei saggi, la psiche collettiva degli Europei è rimasta intimamente legata ai propri Dei, ed il Neo Paganesimo oggi riemergente, è una salutare reazione di febbrile autoconsapevolezza: un riconoscere appieno la propria vera natura, come pure ciò che per essa è alieno, dannoso ed alienante.

Pur presentato sotto le mentite spoglie ellenico romane, nella teologia e nell’assetto “Imperiale”, e truccato da Celtismo germanico nell’esoterismo grahalico cavalleresco, e nella struttura organizzativa e militante, il Cristianesimo Paolino resta una forma spuria del messianismo Ebraico, che non ha nulla a che spartire con la sensibilità spirituale e psichica ariana ed europea.

Joshua è uno dei tanti pretendenti al ruolo di Messia Ebraico, come sarà Sabbatai Zevi, nel XVII° secolo, e rimane un prodotto ebraico adatto ai soli ebrei. La sua penetrazione apostolica nella mente e nello spirito Ariani, costituisce un veleno dissolvente, inoculato ad arte per intossicare, convincere, e suggestionare i Goijm, o Gentili, con l’idea, assai balorda, che Israele sia davvero il Popolo eletto, ovvero la vera “Razza Padrona”, e che affermare il contrario sia un delitto di lesa maestà ed un peccato contro Dio.
 
Il Semitismo Cattolico Cristiano, fratello minore dell’Ebraismo Talmudico, non è che una forma minore di giudaismo  messianico propagandato e diffuso a forza dagli Ebrei, fra i popoli non ebrei. La stessa procedura è stata applicata agli Arabi, con il Convertito al giudaismo Maometto, il cui Corano della Mecca non è, a ben vedere, che una versione riveduta e corretta, in stile Corechita, della Torah ebraica. Un’ Ulteriore “Nuova Israele” dell’Unico e Trino Dio Ebraico: Jahvé, Geova, ed Allah.
 
Ma con questo Dio tribale semita, vendicativo, rancoroso e collerico al limite della psicopatia, gli Ariani europei non hanno nulla a che fare, come dimostra anche la Bibbia ebraica, che riporta delle esecrazioni talmente colme d’odio razziale, nei confronti di Roma e delle sue molte genti, da rendere chiaro, per qualsiasi individuo d’ascendenza “Romana” ed Europea e d’intelletto sano, chi sia il suo vero nemico viscerale e razziale.

L’Europeo d’ascendenza Greco-romana o Celtico-Germanica, non può essere che “NON EBREO”, “NON CRISTIANO”, e “NON ISLAMICO”; per un fatto squisitamente fisico, genetico, caratteriale, mentale e spirituale. Il Papa ed i Cristiani che lo seguono, seppure nominalmente europei, sono spiritualmente e mentalmente degli ebrei “minorati”; dei semiti acquisiti, che non hanno alcun contatto interiore con i veri Europei. Non si tratta qui di parole dettate da un qualche “Odio razziale”, ma di sgombrare il campo dagli equivoci, e d’avere ben chiaro chi siamo stati, chi siamo, e cosa non saremo mai.
 
Noi siamo degli Ariani ellenico romani, o celtico germanici, e non vogliamo essere altro da noi stessi. Le memorie, i Midrash, e gli Olocausti degli ebrei, per penosi che siano per essi, non ci riguardano più delle nostre memorie, dei nostri sogni, e dei massacri che abbiamo subito e continuiamo a subire. Certo non metteremo l’ebreo prima di noi stessi! Una semplice questione di priorità vitale.
 
I Cardinali che portano la rossa Kippah ebraica, sono solo gli pseudo rabbini di un Sinedrio in trasferta; in una Roma occupata da 2000 anni. Il che non significa che la Romanitas o l’Imperium romani appartengano loro di diritto. Gli Allelujah che risuonano nelle loro Sinagoghe minori, o Chiese, sono la troncatura elusiva dell’Allelu- Jahvé ebraico: un evidente Sia Gloria a Jahvé.

Ma è da escludere categoricamente il Dio così esclusivo degli Ebrei possa essere anche il nostro Dio. I Nostri sono gli Dei molteplici, condivisibili, e davvero ecumenici dei nostri antenati: vero antidoto alla pozione letale dell’integralismo settario semita, nelle sue tre velenose varianti. Il Semitismo Ebraico che pretende di imporsi come Unica Religione, e la battaglia in atto fra Ebrei, Cristiani ed Islamici non sono che una truce faida familiare, i cui esiti ci interessano e ci riguardano ben poco. Noi siamo e vogliamo essere Pagani, ed i nostri Dei hanno caratteri e qualità che per la Roma dei Papi, la Gerusalemme dei rabbini e la Mecca degli Imam sono nomi e nature del tutto diaboliche o sataniche.

La pretesa di semitizzare a forza gli Europei, setacciandoli con il vaglio del sionismo americano, è un’altro folle midrash giudeo-hollywoodiano, destinato, si spera, al completo sfacelo, e, certamente, a produrre una reazione “non semita” davvero assai marcata. Certo la risposta alla costante propaganda “prosemita” non mancherà di evidenziare in molti l’affermazione del proprio fondamentale distacco dal “semitismo”.
 
Come d’uso, gli Istituti di pressione ebraica e le loro potenti Lobby massonico-giuridiche, lanceranno su chi rifiuta la semitizzazione forzata, l’anatema legale dell’Antisemitismo e dell’istigazione all’odio razziale; ma questo trucco da azzeccagarbugli è ormai alle corde. Noi europei ariani abbiamo il diritto d’essere ciò che siamo, e che vogliamo essere, e di rifiutare quello che non ci corrisponde; senza subire in alcun modo condizionamenti o vessazioni d’ordine contrario. Se così non fosse, democrazia e diritti sarebbero aria fritta!

Difatti, se Ebrei, Cristiani, ed Islamici, pretendono ed esigono il rispetto per le loro tradizioni e i loro simboli, devono per prima cosa rispettare le tradizioni ed i simboli di chi, pur accogliendoli, non è, né vuole essere come loro. All’Ariano Europeo non si addice né la religione né la forma mentis semita, e tanto basti. Noi non vogliamo imporre a nessun Rabbino od Imam le nostre memorie ancestrali, o   la lettura forzata di Omero, di Pitagora, della Bhagavad Gita, o d’Ermete Trismegisto; ma pretendo che essi non impongano a noi le loro ideologie settarie: Le Bibbie, i Talmud, i Vangeli, i Corani, e le memorie che ne conseguono.

A ciascuno il suo, entro il suo spazio vitale e Nazionale. L’Invasione Afro-Asiatica dell’Europa, architettata da Ebrei, Cristiani ed Islamici, per soppiantare in un paio di generazioni le popolazioni indigene, con altre più “adatte” ai loro scopi, porterà ad un’ovvia reazione di difesa contro l’estinzione.
 
Qualificarla come terrorismo, o come “Odio razziale” sarà l’ennesima Menzogna delle “eterne vittime”, utile ad una loro dominazione del tutto inaccettabile. Ciò che è stato interrotto e rimosso, riprende a fluire dal profondo, e dalla vecchia radice ariana sbocciano ormai nuovi potenti virgulti.

Mauro Likar.

giovedì 1 aprile 2010

AVATARA



Avatâra

Tra tutte gli archetipi e le immagini che popolano lo spazio religioso Ariano dell’India, l’Avatâra è quella che ha trovato una certa risonanza anche in Occidente. L’Avatâra è l’incarnazione dell’aspetto Conservatore e biofilo del divino: Vishnu, e rappresenta il Dio “disceso” nel mondo, per salvarlo dal male di una distruzione incombente. L’Avatâra per eccellenza, è Krsna, che ad Arjuna, sul campo di battaglia del Dharma, in cui si decidono i destini dei regni terrestri, afferma:

Ogni qualvolta il Dharma langue e regna l’Adharma, o Bhârata, Io proietto me stesso; per proteggere i buoni e sterminare i malvagi, per ristabilire l’Armonia di vita di età in età Io vengo all’essere.

Yadâ yadâ: “Ogni qual volta”, indica chiaramente la circolarità ciclica di una serie virtualmente infinita d’autoemanazioni polimorfe del Dio Vishnu, che non è Jahvé: il Dio unico, definitivo, mortifero ed Esclusivo degli Ebrei, dei Cristiani, o degli Islamici, ma un aspetto del Divino in sé, che si manifesta in triplice forma: come Creatore: Brahma, come Conservatore: Vishnu, e e come Distruttore trasmutante: Shiva.

I Purâna indù parlano delle “Migliaia di manifestazioni già avvenute, e di quelle miriadi che ancora verranno e che è impossibile contare”. Nulla potrebbe essere più lontano dal concetto ariano d’Avatâra, che l’Idea ebraica e Paolino cristiana del Cristo-Messia, inteso come evento unico e definitivo, calato in una storia caratterizzata dal Tempo cronologico e lineare.

Lo spazio-tempo, in cui avviene la proiezione indefinita degli avatâra divini, non è quello rinserrato nella camicia di forza del concetto lineare ebraico: una Cronaca “storica” che va ineluttabilmente dal passato al presente, e poi al futuro; ma l’Abisso della Totalità, in cui, nel muoversi processionale del Ciclo Cosmico delle Ere, o Yuga, accade l’evento avatârico della Presenza divina, che s’incarna nella Pienezza dell’eterna Presente: il Qui ed Ora, per operavi la trasmutazione dell’Adharma ormai imperante, nel Dharma d’un nuovo Eone.

L’avatâra discende nella traccia di questo cammino degli Yuga, immergendosi carnalmente e visceralmente nelle Crisi che scandiscono la spirale involutiva delle Ere, per riportare instancabilmente all’Armonia cosmica originaria ciò che dell’universo si sfalda nell’entropia e nel disordine caotico.

Il campo ed i modi d’azione dell’Avatâra ariano, non sono neutrali od a-temporali, ma sono “qualitativi ed eterni”, e si sviluppano in ogni “Tempo Malvagio”; contro di esso ed i suoi agenti degeneranti, che affliggono il Dharma. Il Dharma è il fondamento implicito dell’Armonia cosmica vitale ed esistenziale, in perenne equilibrio instabile, e l’Avatâra interviene ogniqualvolta esista la minaccia d’una sua rovinosa caduta. Dice il Dio Brahmâ: Nell’età Krya, la Vacca del Dharma ha quattro zampe, e Visnu è di carnagione bianca. Non vi sono carestie né malattie, né morte prematura, la terra produce messi senza aratura e le vacche danno copioso latte. Non vi è passione né ira, paura, avidità, egoismo od invidia.

Nella successiva età Tretâ la Vacca del Dharma rimane con tre zampe, e Visnu si fa vermiglio. Gli uomini sono longevi,compiono sacrifici per ottenere ciò che desiderano, e non agiscono sotto l’impulso delle passioni, ma esercitano il controllo, i riti, la purezza, le abluzioni, le offerte, le preghiere e le oblazioni.

Viene poi l’età Dvâpara, quando la Vacca del Dharma poggia ormai su due sole zampe, e Visnu assume un color fulvo. Le preghiere, i sacrifici, e le pratiche ascetiche sono motivati dalla brama dei frutti, e il mondo è diviso tra bene e male. I re si disputano il dominio della terra, e conquistano il cielo purificandosi con i riti sacrificali.

Quarta viene la funesta Età Kali; la Vacca del Dharma vacilla su un’unica zampa, e Visnu ha un colore Nero. La malvagità ha il sopravvento, con l’illusione, l’egoismo, la passione, l’ira e la paura. I re bramano le ricchezze, e sono accecati dalla cupidigia. Gli uomini hanno vita breve, la terra è avara di messi, le vacche di latte, le caste rigenerate non hanno virtú, gli uomini sono fraudolenti e dediti ai piaceri del palato e dei sensi, lascivi, bugiardi e scellerati. A sedici anni incanutiscono, mentre le donne s’ingravidano a dodici anni. A poco a poco le caste si contaminano, gli stadi della vita si confondono, e tutto si uniforma; i riti e gli ordinamenti perenni delle stirpi periscono, ed i luoghi sacri, profanati dai barbari, perdono la loro Potenza.In questo decorso fatale, fino alla catarsi che al culmine del Kali Yuga o Età Oscura, inaugura una nuova predestinata Età dell’Oro, l’Avatâra non interferisce, ma lo asseconda.

Il suo scopo è di “ristabilire l’equilibrio e la stabilità del Dharma”. L’avatâra protegge i buoni e stermina i malvagi, in un gioco di guerra in cui luce e ombra, male e bene sono relativi e complementari, come due facce di un’unica medaglia: la realtà suprema è difatti al di là dei cicli Eonici. Gli Avatâra, restaurando il dharma, garantiscono la continuità dell’oscillazione esistenziale ed il continuo gioco altalenante delle forze divine e karmiche: superiori ed infere. La storia non ha alcun possibile epilogo, perché è in sé stessa soltanto un episodio di un processo senza fine. Il daivâsura o la contesa cosmica gioisce di sé stessa, nella creazione intesa come Lîlâ, o gioco Divino.

Molte sono le vie che conducono all’altra sponda, ma tutti iniziano su questa, e solo di qui si può transitare oltre. Per coloro che ancora desiderano i frutti dell’azione: ricchezza, bellezza, piacere, questo è il luogo dove poterli seminare, con le opere. Per coloro che ormai aspirano alla liberazione, solo è il teatro dove la Natura danza dinanzi al Sé, finché questi non realizza la sua condizione di spettatore impassibile.

In questo piano di battaglia, che è il campo d’azione dell’Avatâra si compie tutta la parabola dell’essere nel divenire. L’Avatâra non discende per salvare, ma per rifondare la perpetua possibilità della liberazione. Egli non viene solo per l’Uomo, ma per aiutare la Terra e l’intera Natura, uomo compreso, a rimuovere il peso delle proprie disarmonie squilibranti: il malefico fardello dell’Adharma. Per alleviare la Terra o per umiliare la tracotanza dei malvagi il Dio Visnu si foggia di volta in volta il corpo piú adatto allo scopo. La piú evidente fra le peculiarità dell’Avatâra è la sua capacità di trasmutazione della forma. Leggiamo nel Bhâgavata Purâna:

Tra gli dèi e i veggenti, o Signore, tra gli uomini e gli animali terrestri e acquatici tu benché ingenerato prendi nascita, o onnipotente arbitro del destino, per reprimere l’arroganza dei malvagi e mostrare il tuo favore ai buoni. L’Avatâra non è mediatore, ma giustiziere; non sacerdote ma guerriero che eredita, come tale, le maschere di personalità e le astuzie dei guerrieri kshatrya, che sono le stesse del Dio vedico Indra: l’antico campione degli Dei.

Il Cristianesimo giudaico, che ha ereditato dall’Ebraismo la valutazione ossessiva della Storia, come possibile spazio della teofania messianica, e l’ha sigillata una volta per tutte nella pretesa epifania d’una incarnazione Cristica individuale, irreversibile, e storicamente irripetibile, ha voluto con ciò antropomorfizzare definitivamente il divino, estraniandolo completamente dalla Natura.

Questa “umanizzazione” fittizia è sostanzialmente estranea alla realtà dell’Induismo Ariano, che rimane fedele al respiro cosmico degli Yuga, e ad una concezione qualitativa dell’Individuo, che la nascita in una data Casta, o livello esistenziale della Natura, rivela apertamente. Invece di sostituire ai cicli dell’eterno ritorno e delle Ere cosmiche, le stagioni cronologiche d’una storia lineare, l’Arianesimo Indiano ha posto l’individuo umano sul piano di un Ordine Naturale delle esistenze, che pur conoscendo diverse qualità individuali, non accorda agli individui privilegi che non corrispondano loro. A dimostrare quest’ equanimità del Cosmo, non solo gli esseri umani, ma anche i vermi e gli insetti che muoiono in riva al Gange, o gli alberi caduti dalle sue sponde, ottengono la meta suprema della liberazione dai Cicli di morte e rinascita.

Nessuna scissura reale separa difatti l’uomo dai suoi confratelli subumani, perché entrambe emergono dal flusso di vita che la legge di trasmigrazione e rinascita mantiene in ciclica rotazione. Perciò l’avatâra non fa sciocche distinzioni, nello scegliere il grembo in cui nascere, lungo la scala evolutiva degli esseri. Il corpo è per lui, come per ognuno, un semplice abito adeguato all’esistenza contingente e alle sue necessità:

Già molte nascite ho attraversato in passato, ed anche tu, o
Arjuna: Io le conosco tutte, ma tu non le ricordi, o sterminatore dei nemici.

l’Avatâra discenderà ancora, di Era in Era, nell’illusione carnale delle esistenze, affinché alcuni possano liberarsene.

Mauro Likar

PISCIS APRILIS






IL DIO EBRAICO

Il Dio ebraico, cristiano ed Islamico ha un’insana tendenza narcisistica a circondarsi di adulatori; infatti non ammette né uguali né colleghi. L’unico che avesse raggiunto una certa posizione, vicino a lui, Lucifero, l’ha cacciato via in malo modo; e ancor oggi gli fa una guerra spietata. Evidentemente, teme il confronto. E poi che vanagloria! Vuol sempre far colpo!

Un esempio soltanto: l’universo l’ha creato con un tour de di sette giorni, quando aveva tutto il tempo che voleva…l’ha inventato lui, il tempo! Chiaramente ha bisogno di dimostrare in continuazione a sé stesso e agli altri che vale qualcosa. Ha bisogno di rassicurazione. Che è un debole poi appare lampante: non accetta critiche, si offende per un nonnulla, basti pensare al can can che ha fatto quando quel povero diavolo d’Adamo gli ha soffiato una mela! I figli dei figli dei figli stanno ancora pagandola. Se non è iperreazione questa!

E poi, è molto infantile: ama per identificazione. È scritto nero su bianco nella Bibbia: Ha creato l’uomo a sua immagine e somiglianza”. E com’è geloso! “ Non avrai altro Dio fuori di me. “ E giù comandamenti! Non ha elasticità, non lascia autonomia al partner. Ergo: è paurosamente insicuro.

Questa nevrosi può anche derivare , in parte, da frustrazioni reali: la gente lo cerca solo quando ha bisogno di lui, in faccia gli fa un sacco di moine, però in pratica si trova meglio con il suo rivale, il diavolo. Tuttavia le note paranoidi saltano all’occhio: il terrore continuo d’essere tradito, la mania di trovare colpe in tutti, e persino il sintomo fisico: non dorme mai. C’è un grave disturbo al livello del profondo, per non parlare del suo estremo voyeurismo: si è definito da sé l’Onniveggente.

E poi ha delle note masochistiche. Ammessa la sua onniscienza, perché ha creato l’uomo sapendo già tutti i guai che gli avrebbe procurato? Non è stata sfortuna. Nessuno dei nostri atti è casuale. L’ha fatto perché gli piace soffrire. Con un quadro simile c’è una sola diagnosi possibile: Il Dio ebraico soffre di un grave complesso d’inferiorità.

PAOLO POLI "Mistyca"